La Storia

villanante-b&b-naturaSono nato a Milano e lì ho vissuto fino a dopo la laurea; mi sentivo cittadino, metropolitano fino al grottesco, pensavo con arroganza che si potesse scalare una montagna coi mocassini ai piedi.
I casi della vita mi hanno smentito. Sono arrivato in un piccolo paese al confine con la Svizzera, fresco di laurea e disgustato dall’ambiente universitario che avevo frequentato con ambizione per alcuni anni.
Una metamorfosi totale. Mi sono profondamente immedesimato nel nuovo ruolo, e credo di avere reinterpretato, alle soglie del duemila, il ruolo del medico condotto di ottocentesca memoria: su e giù per sentieri e mulattiere a visitare i miei pazienti nelle cinquanta e più frazioni sparse sui pendii che formano il territorio di Varzo.

Dopo anni, decenni, di grigia e piatta realtà urbana ho scoperto i colori, l’odore, la varietà, la freschezza e la maestosità della montagna; un amore a prima vista, l’ansia bruciante di scoprire, esplorare, arrampicare come a voler recuperare il tempo perduto. Oggi posso dire scherzando di esser arrivato qui a trenta anni senza neppure sapere se le punte degli sci andassero davanti o dietro e di avere poi bruciato le tappe: fondo, telemark, discesa, sci-alpinismo.

Un giorno, passando per una frazione abbastanza vicina al centro ma allo stesso tempo isolata e tranquilla, noto una villa un po’ diroccata, in fondo ad un viale erboso che si snoda dietro un cancello maestoso ma segnato dal tempo; grandi alberi secolari ed insoliti, diversi dalle essenze che popolano queste montagne, la abbracciano, quasi a soffocarla. Quella villa ed il suo parco trasmettevano un’emozione antica, il senso di un distacco signorile ma, nello stesso tempo, profondamente radicato nella natura e nella tradizione di questi luoghi.

Insieme con Marilisa, compagna di una vita, collega che mi affianca giorno dopo giorno nei sacrifici e nelle gioie di una professione che ancora considero la più bella del mondo, decidiamo di andare a visitarla; la villa è in vendita, da molti anni, forse sono poche le persone che, come noi, hanno provato, subìto ed intensamente, il suo fascino.

Ci aspettano anni di sacrifici e di impegnative collaborazioni con progettisti ed artigiani: vogliamo rispettare il più possibile lo spirito originario dell’edificio e del parco che lo circonda, impregnati della solida cultura della borghesia imprenditoriale ottocentesca che li aveva voluti come casa di vacanza. Il nostro progetto lentamente si realizza ed alla fine , il 10 febbraio 1990, ci trasferiamo qui con le nostre figlie, Camilla e Carlotta. Francesco nascerà qui qualche anno più tardi. Il parco ha bisogno di essere ripensato, troppi anni di incuria hanno lasciato spazio ad una crescita selvaggia ed incontrollata. Scegliamo di salvare l’enorme cedro del Libano – il più grande di tutta la provincia – e la sequoia di oltre cinquanta metri che domina dalla sua altezza tutto il circondario, anche altri alberi secolari li affiancano, pur senza raggiungere la loro maestosa imponenza. Nel parco una sorgente spontanea, un dono sotterraneo di cui s’ignora l’origine, alimenta una fontana piena di pesci multicolori ed un laghetto naturale in cui crescono libere le nostre trote.

Viviamo in una casa confortevole ma immersa nella natura e in ogni stagione abbiamo la possibilità di un’emozione diversa, dalle lucciole che occhieggiano tra i fiori nelle lunghe serate estive alla neve che cade ininterrottamente per giorni durante l’inverno, arrotondando sotto la sua coltre ogni spigolo ed ogni sporgenza, all’esplosione di colori del giardino che fiorisce ad ogni ritorno di primavera, al gioco delle ombre che rendono misterioso il parco nelle sere autunnali.

La mia vita –la nostra vita- è legata indissolubilmente alla villa ed al suo parco; con pazienza vi ho inserito gli spazi dedicati ai molti interessi con cui spero di riempire una pensione lunga ed operosa: l’angolo di prato dedicato alla pratica del TaiChi, la sauna finlandese, tributo ad una cultura nordica cui mi sento particolarmente vicino, l’officina dove sfogo la passione per il lavoro manuale che era alla radice della infatuazione giovanile per la chirurgia, la grande cucina attrezzata dove coltiviamo il gusto per il buon cibo, cucinato con amore sapiente e condiviso con gli amici, e la biblioteca, con le sue pareti tappezzate di volumi, compagni di ore di svago e di studio.

Il tempo dedicato a queste attività legate alla casa si intreccia col tempo dedicato al lavoro ed alla grande passione per la montagna; le Alpi che ci circondano potrebbero essere a torto considerate minori, prive delle attrattive di località più famose, invece hanno molto da offrire: alpinismo d’eccellenza con pareti di roccia e ghiaccio, molte palestre d’arrampicata, trekking di ogni lunghezza e difficoltà, impianti di risalita, piste di fondo; la zona è stata la culla dello sci-alpinismo italiano e offre tuttora gite appaganti. Non ci sono le storture edilizie che hanno deturpato molte località più prestigiose, il turismo qui conserva un gusto retrò, fatto di piccoli alberghetti e di rifugi isolati. Su molti sentieri, ottimamente curati dalle sezioni dal CAI –ho avuto l’onore di essere presidente di quella di Varzo per molti anni- puoi camminare per ore senza incontrare nessuno.

La tradizione turistica di Varzo ha una storia che viene da lontano; già nell’ottocento i miei concittadini milanesi ed i torinesi, favoriti dalla facilità di accesso garantita dalla strada e dalla ferrovia internazionale del Sempione che percorrono la valle, avevano scoperto le sue bellezze. Altre ville d’epoca, simili a quella in cui vivo, punteggiano qua e là il paese, a testimonianza di un interesse antico. L’alpe Veglia è la località più prestigiosa dei dintorni, un anfiteatro morenico circondato da pendii ricoperti di larici secolari e dominato dai ghiacciai, sede del primo parco naturale istituito dalla regione Piemonte. Le cronache raccontano come i danarosi turisti dell’epoca salissero a dorso di mulo, coi bauli che contenevano abiti da sera e vestiti da ballo che sarebbero stati poi sfoggiati nelle serate di gala nell’albergo (ora in ristrutturazione) costruito lassù da un lungimirante imprenditore locale.

Nella mia vita ho avuto molte fortune; quella di essere stato guidato qui dal caso e di avere avuto così la possibilità di scoprire la natura e la montagna è stata sicuramente una delle più grandi. Penso che un piccolo modo di ripagare la buona sorte sia quello di offrire anche ad altri l’opportunità di assaporare la bellezza di cui sono partecipe. L’idea di condividere tutto questo con chi pensa di poterlo apprezzare è nata da una riflessione con Marilisa e con mia figlia Carlotta: loro sono le artefici e le animatrici di questa modesta proposta che si chiama B&B Villa Nante.

Indirizzo

Via Fontana, 8 - 28868 Varzo (VB)

+39 334 1617594

+39 329 0977897

info@villanante.it

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